Corsa al Chiar di Luna nella notte di Natale. La felicità che nasce dentro di noi senza imposizioni
Posted by Mathias on December 26th, 2009
Ci avevo già provato una volta con la lampada frontale, furono sensazioni strane. Ieri era superflua.
La luce della Luna in cielo rischiarava ogni cosa. Nelle more di un ozioso pomeriggio natalizio, la follia di una corsa primitiva si è impossessata di me e mi son gettato in strada. Impulsivo. Poca gente in giro, poche anime vaganti stanche da pranzi coatti. Una maglietta a mezza manica targata Running evolution (donatami dagli amici di Roma) a griffare una serata insolita, anche nella temperatura. Non c'era bisogno di altro, da non crederci.
Libero in quel momento, come sempre mi rende il movimento perpetuo delle mie gambe. Mi son portato al limitar delle luci della città, carico di un pranzo sostanzioso nonostante l'orologio scoccasse le 19. Di fronte a me una pista ciclabile grezza, che l'algheresità farà finir forse nel 2020. Comunque una sicurezza per affrontare l'oscurità meno scura che ci possa essere. Le luci di Alghero son sparite dietro di me e nel giro di pochi istanti mi son trovato a correre al chiar di Luna su di una strada deserta, quella che porta verso il Santuario di Valverde. 4 macchine in un'ora, largamente preannunciate dal rumore e dalle luci che mi vedevano in un balzo saltar sulla pista il tempo che mi sfilassero, rallentando in mia corrispondenza, alla visione di quello strano animale arancione. Preferivo infatti correr sull'asfalto anzichè sul cemento grezzo della ciclabile. Ed inebriarmi dei profumi della campagna circostante, più intensi mano a mano che il mio corpo si risvegliava dal torpore e, si anche a sfuggire ad ogni logica, che non porrebbe nel pensier comune una persona a correr al chiar di luna. Il fatto è che, una volta accertatomi di una corsa in sicurezza per me e per gli altri, me la sono proprio goduta, ma forse residuerà ancora qualcuno convinto che io sia folgorato. Ci provo quasi gusto nel pormi nel paradosso, per trovar poi una formula che mi assolva.
La prendo da lontano.
Ho visto un ragazzo piangere sulla costiera di Bosa durante la mattinata, appoggiato sul cofano della sua macchina. Un altro paio di persone con animo simile, tristemente passeggiare, più che perse piombate disperatamente nei loro pensieri. Il tutto nel giro di 2km. Questo ieri, a Natale. E mi è venuto da pensare di come questa festa, che dovrebbe portare serenità, invece, talvolta incendia gli animi e aumenta i contrasti. L'umanità si sforza di esser felice qualche volta all'anno, ma è difficile esserlo a comando e sintonizzarsi sull'intento comune.
Per certi versi quindi il Natale rischia talvolta di esser tra i giorni più tristi, perché c'è questa forzatura di felicità dall'alto. Non demonizzo una festa che è bella, voglio farmi solo cantore di ciò che scorgo attorno a me. Esco tutti i giorni, ma mai come ieri mi è capitato di veder quegli animi così tristi. Di persone forse che non hanno trovato un loro equilibrio o lo hanno perso per i motivi più disparati. Loro più che mai ieri sera mi sarei trascinato dietro, lungo la pista ciclabile nel chiaror di Luna, per insegnare il potere antideprimente che, per il tramite delle endorfine, induce la corsa. E' quasi una medicina e serve a lenir le sofferenze o i malumori (oltre che ad esser, come ieri, un efficacissimo mezzo digestivo :-P ).
La libertà di far una cosa che gli altri non fanno, correr di notte nella notte, mentre tutti son imbrigliati in festeggiamenti, è un gusto che non si può spiegare, ma va provato. Significa metaforicamente affermare il proprio diritto ad esser felici come e quando si vuole; equivale ad aver il potere di innestarsi una dose di buon umore a comando, ma il nostro comando però, non quello che ci impone la Società o la tradizione. La felicità artefatta che circola nell'aria o la pietas del potente di turno che in questo periodo va a mangiare alla caritas con i poveri, hanno il sapore di pietanze avariate. Indigeste e vanno smaltite.
Son per le cose genuine e spontanee, come lo è per me il correr di notte nella notte. La felicità è sotto i miei piedi, nell'ebrezza della sospensione e del sudore che mi borda la fronte. Felicità nel gesto, ma non solo per il gesto in sè, è una cassa di risonanza dei momenti più belli, che mi porto dentro, che mica son per forza legati ad un panettone. Son gli sguardi, le parole delle persone che mi vogliono bene, i momenti colorati vissuti in giorni anonimi per l'umanità, che riaffiorano alla memoria ad ogni falcata sotto la Luna.
